Nel cuore del territorio di Novara di Sicilia, al confine tra le valli dei Peloritani, si erge la Rocca Salvatesta — chiamata comunemente Rocca Novara — una montagna che spicca per altezza, per bellezza e per mistero. Con i suoi circa 1.340 metri sul livello del mare, è la seconda vetta più elevata dei Monti Peloritani.
La Rocca è conosciuta con più nomi: «Rocca Salvatesta» nel dialetto locale, «Rocca Novara» per la sua stretta relazione con il borgo sottostante, e persino il soprannome «Cervino di Sicilia», grazie alla sua conformazione slanciata e dominante.
Geologicamente è composta da rocce calcaree, con affioramenti che raccontano antiche origini marine (la presenza di conchiglie e fossili lo conferma).
Sotto la Rocca, sul versante meridionale, si estende un altopiano che secondo alcune ricerche potrebbe essere stato sede di un insediamento alto-medievale, forse l’antica “Noa”, da cui si sviluppò poi la comunità di Novara di Sicilia.
Segni tangibili di questa frequentazione sono i frammenti ceramici, tegole e cocci sparsi lungo il pianoro, e parte di un muro identificato nel 2002 che probabilmente faceva parte della cinta muraria dell’abitato.
Dalla cima della Rocca si gode uno spettacolo mozzafiato: lo sguardo spazia sulle vallate circostanti, verso mare e monti, orientandosi dal promontorio di Tindari fino allo Stretto di Messina. Le pendici sono coperte da boschi di quercia e pino, prati di quota, affioramenti rocciosi e residui di neviere antiche, fossili testimoni di un utilizzo tradizionale invernale.
Visitare Rocca Novara significa concedersi un’esperienza che unisce natura, storia e leggenda. È perfetta per un’escursione rigenerante, per ammirare l’orizzonte siciliano da un punto privilegiato, e per respirare l’atmosfera di un luogo che ha scandito la vita delle comunità montane.
È anche un’opportunità per toccare con mano la memoria alta-medievale del territorio di Novara di Sicilia, e per sentire il richiamo della roccia, della pietra, del tempo lento della montagna siciliana.

